A piedi per l’Italia, un’occasione per riavvicinarci

Cartine sentieri italiani

In questo momento così particolare, una delle cose di cui sento maggiormente la mancanza, è la possibilità di camminare: in natura, dentro un bosco, su crinali erbosi, lungo la strada che da un borgo porta a quello successivo.
Non rappresenta solo un hobby, ma l’esigenza di evadere dalla routine quotidiana, di trovare conforto nella quiete e nella bellezza di certi luoghi.
E in questo momento, ovviamente, quest’esigenza è ancora più marcata.
Il bisogno di evadere (non più soltanto in senso metaforico) è stato certamente accentuato da questo lungo periodo di quarantena. E se all’inizio nessuno di noi disdegnava poi tanto la possibilità di restare un po’ a casa, godendo delle cose care, ora solo in pochi riescono ancora a resistere alle “catene” di questo isolamento forzato.

Presto (speriamo) sarà nuovamente possibile viaggiare e camminare, magari con forme e gestualità differenti all’inizio, ma sicuramente con un rinnovato entusiasmo e molta più curiosità di conoscere, esplorare, ammirare e toccare con mano ciò che ci circonda.
Dal mio punto di vista, e secondo ciò che ci verrà imposto, credo che questa sia l’occasione giusta per scoprire luoghi vicini a noi, ancora ignoti. Posti spesso generalmente dimenticati o snobbati, eppure straordinariamente ricchi di fascino, storia e opportunità: di svago, ristoro e conforto per il fisico e la mente.
Abbiamo la fortuna di vivere in un Paese meraviglioso che è in grado di offrirci molteplici opportunità in tal senso. Resta a noi il piacevole compito di riscoprire, da vicino, la nostra terra.

Andando lentamente, cogliendone le mille sfaccettature, assaporandone ogni singola particolarità.

Facendoci portatori, allo stesso tempo, di aspetti e tematiche ben più importanti, sfortunatamente divenute attuali in virtù della crisi che stiamo vivendo.
Sento un forte senso di responsabilità in questo, forse anche evidenziato dal desiderio (spero molto presto realizzato) di diventare una guida escursionistica. Sono tante le realtà locali che, a causa dell’attuale situazione, stanno perdendo irrimediabilmente la possibilità di restare in piedi, facendo ciò che amano di più e, contemporaneamente, assicurando a sé stessi e alle proprie famiglie, una forma di sostentamento. Al di là di ogni dichiarazione, promessa o gesto di aiuto proveniente dagli ambienti più alti, credo che il vero compito di aiutare chi in questo momento, più di tutti, sta soffrendo le conseguenze della pandemia, spetti a noi.

Camminatori, escursionisti, avventori, guide: ambasciatori di una forma di turismo lento, rispettoso e solidale in grado di riavvicinarci davvero l’uno con l’altro.

Nel mio piccolo, quando sarà concesso, riprenderò a camminare con uno spirito nuovo e diverso. In solitaria o insieme ad altri. Fissando mete già conosciute, ma soprattutto esplorando luoghi differenti, vicini o lontani, con il desiderio di conoscerli e apprezzarli il più possibile. Attrezzandomi con ogni mezzo per poter vivere a pieno ogni itinerario, ma con il primario obbiettivo di lasciare una traccia concreta (ed educata) del mio passaggio: una sosta in rifugio, una notte in una struttura (laddove sarà concesso), un pasto a base di prodotti locali. Qualsiasi cosa che possa avvicinarmi ad ogni luogo e persona del posto, cercando di essere per loro una risorsa preziosa e non un altro escursionista semplicemente di passaggio.

Ho trascorso gli ultimi giorni a disegnare itinerari, più o meno lunghi, rintracciare informazioni, controllare mappe, consultare guide.
Vorrei intraprendere questo viaggio dandogli un’impronta molto personale, intrecciando nuove scoperte con percorsi più datati, strettamente legati a vari aspetti della mia vita: un ricordo, un momento particolare, un luogo, una scelta fatta, un aspetto del mio carattere.

È un viaggio alla scoperta di cose nuove, fuori e, allo stesso tempo, dentro di me.

Così facendo, ho studiato percorsi diversi in luoghi e contesti differenti.
Vorrei poter conoscere meglio la regione in cui vivo, l’Emilia Romagna, nella quale sono nato e che mi ha riaccolto a braccia aperte alcuni anni fa. Percorrere le creste delle sue vette, immergendomi nella bellezza dei panorami appenninici.
Più in là invece, vorrei intraprendere altri percorsi che hanno, per me, un forte significato simbolico.
Il primo tra questi corre lungo i sentieri dell’Alta Via dei Monti Liguri e, nelle mie intenzioni, mi conduce da casa a casa, da Reggio Emilia a Dolcedo, in provincia di Imperia, nel paese dove sono cresciuto e dove tuttora vivono i miei genitori. Ripercorrere a ritroso, da portone a portone, la strada fatta per la prima volta 12 anni fa per trasferirmi in Emilia Romagna. Un viaggio intrapreso al tempo con tanta ambizione e i sogni tipici di un ragazzo di 19 anni. Un viaggio da fare lentamente, avendo il tempo di attraversare i ricordi, per poter chiudere un capitolo della mia vita ed aprirne un altro, ancor più entusiasmante.
E poi ancora le Dolomiti, là dove è nata ed esplosa la mia passione per la montagna, la natura e l’amore per l’escursionismo. Diversi sono gli itinerari che ho in mente, alcuni già percorsi, alcuni ancora sconosciuti. Spero di avere il tempo e la possibilità di intraprenderli.
Viaggiare infine verso il Sud del Paese, in luoghi in cui affondo parte delle mie origini (la Sicilia) e in altre terre ad oggi ancora inesplorate. Camminare lungo il percorso dei briganti, ad esempio, per tener viva quella fiamma ribelle che pur sempre arde in me e della quale sento di non poter fare a meno.

Camminare, camminare e camminare ancora.
Non so quanto tempo manchi fino a quel momento.
Di certo, con la fantasia e l’immaginazione sono già partito.