Benvenuti a casa!

Val di Funes in autunno

Rieccoci, di nuovo qui, in questo posto già visto, descritto, raccontato.
Eppure così difficile da tener fuori dai corridoi della mia mente. Cammino, mi allontano, vado, vengo. Alla fine torno sempre qui, spesso con la testa, ogni volta che posso anche con il corpo e le gambe che sommano dislivelli e chilometri, senza sentirne mai davvero la fatica.
È così che ci si sente quando ogni parte di sé stessi è perfettamente amalgamata in ciò che ci circonda e niente è in grado di scalfire questa sensazione. Tranquillità, leggerezza, conforto, sicurezza, intimità. È così, alla fine, che ci si sente a casa.

Capita spesso di invitare qualcuno a casa con il desiderio di voler condividere tutto ciò, allargando la propria sfera di benessere e mostrando il lato migliore di sé. Si pensa alla ricetta più sfiziosa, al vestito più adatto, alla tovaglia più bella, là dove le risate, gli sguardi e i racconti allontaneranno per un momento il trascorrere del tempo, segnando semmai sulla sua linea inesorabile un punto fisso che sopravvivrà ad ogni cambiamento.

Mi sono sentito così pochi giorni fa e ancor prima, quando per la prima volta nella mia testa è balenata chiara l’idea di voler raccontare agli altri quel posto tanto caro, conosciuto, amico. Quel posto che, senza timore, posso chiamare casa, appunto.
Più di tutto c’era il desiderio forte di aprire le porte di questo posto ad altri che lo potessero apprezzare e vedere come io lo vedo ogni volta. Perché se ci sono luoghi e scorci che come muri portanti non cambiano mai – se non talvolta nell’aspetto – ci sono anche e soprattutto racconti, persone, storie. Quelle che danno forma e colore a tutto, rendendo qualsiasi cosa piena di vita.

La sicurezza ostentata all’inizio nel raccogliere l’interesse e le diverse richieste di chi voleva partecipare al weekend di escursione, riusciva a nascondere a malapena una sensazione di frenesia e attesa crescente che montava dentro di me. Così come la professionalità, dovuta e richiesta in queste situazioni, non è stata in grado di trattenere completamente la delusione per una disdetta giunta sul più bello, lasciando trasparire all’esterno un velo di amarezza.
Perché tanta voglia di condividere qualcosa che senti fortemente tuo? Perché allora renderlo di tutti o quantomeno di più persone? Me lo sono chiesto più volte nei giorni successivi.
Non è stato né il desiderio di mostrare le mie conoscenze e capacità, né tanto meno il bisogno di trovare certezze organizzando un evento aperto a più partecipanti. Niente di tutto questo – e anche se fosse, non ci sarebbe nulla di male.
Credo sia stata più che altro la voglia di raccontare me stesso, aprirmi agli altri, lasciar loro qualcosa di me. Un po’ come quando invitiamo persone a casa. In fin dei conti, quello che vogliamo è che da tutto emerga qualcosa in più di noi. Allo stesso modo, attraverso quel titolo – “Alla scoperta della Val di Funes” – pubblicato tra gli eventi in programma e promosso a tante persone diverse, volevo forse dire: “Alla scoperta di Paolo e della sua storia, attraverso la Val di Funes”.

A ben vedere infatti, la Val di Funes e ogni suo scorcio non hanno certo bisogno di me né di tanti altri come me per mostrarsi all’esterno. La sua bellezza è ormai universalmente riconosciuta e ciò che può fare chi la conosce da più tempo è solo raccontare qualcosa in più di quello che si nasconde qui. Fino a quando, mi chiedo. Un giorno anche questi fatti diventeranno noti, conosciuti; cosa sarà allora in grado di rendere un’esperienza effettivamente unica, diversa? Cosa potrà catturare veramente l’attenzione di chi si troverà lì, in quello stesso posto insieme a tante altre persone?
Dentro di me credo fortemente che nient’altro se non le storie siano ciò che davvero riesce a trasformare qualcosa che molti immaginano allo stesso modo, in qualcosa che solo alcuni vedono in maniera differente.
È così che un luogo particolare, un volto, un nome, un panorama o uno specifico momento della giornata prendono vita e riescono immediatamente a raccontare qualcosa di più, animando davvero ciò che ci circonda. È così che un’esperienza diventa ogni volta diversa.
Perché qui, in questo posto, continuerà ad intrecciarsi la vita con la nostra storia, entrambe fatte di routine e imprevisti, tranquillità e confusione, cose sempre uguali e cambiamenti.
Proprio come a casa.