Le più belle vie ferrate delle Dolomiti (1)

Rifugio Cavazza al Pisciadù

La via ferrata è un percorso escursionistico attrezzato (EEA) che, molto spesso, si articola su pareti rocciose. La progressione è facilitata dalla presenza di attrezzature metalliche (corde, pioli, scalette, staffe, etc.) e la difficoltà di ciascun percorso dipende da molteplici fattori: l’impegno fisico, l’esposizione, la lunghezza.

Qui di seguito vorrei elencare i percorsi attrezzati, a mio parere, più affascinanti delle Dolomiti. Scelti secondo criteri diversi: storia, paesaggio, bellezza del percorso e del panorama che offrono.
È una lista del tutto personale e parziale.
Cercherò di dividere il racconto in più momenti, per elencare vie ferrate di diversa difficoltà, appartenenti a gruppi dolomitici differenti.
E perché molte sono ancora da fare…

Pronti? Stingete l’imbragatura e allacciate il caschetto, si parte!

Sentiero attrezzato Günther Messner

Il primo percorso di cui vorrei parlare è il sentiero alpinistico dedicato alla memoria del fratello di Reinhold Messner, Günther, scomparso nel 1970 durante una spedizione sul Nanga Parbat. La via si trova all’interno del Parco naturale Puez-Odle e ci introduce nel magnifico scenario delle Odle di Eores, a cavallo tra la Valle di Eores e la Val di Funes, luogo di origine dell’alpinista.
Ci sono due distinti punti di accesso alla via, a seconda del luogo di partenza. Il primo, quello da dove abitualmente viene segnato l’inizio dell’itinerario (traccia GM25), è posto all’altezza della Croce di Russis (1700 mt), sulla strada tra il Passo delle Erbe e la Val di Funes. Il secondo, invece, si trova sul versante opposto, non lontano dal parcheggio della Malga Zannes (1680 mt), in Val di Funes.
Il sentiero attrezzato Günther Messner non è una vera e propria via ferrata in senso stretto. Si tratta di un percorso in quota che, a lunghi tratti di sentiero, alterna alcuni tratti attrezzati, anche esposti. La bellezza di questa alta via è tutta nel paesaggio che la circonda e nel panorama che offre.

Qualunque sia il punto di partenza scelto, il primo tratto è in entrambi i casi all’interno del bosco, fitto, silenzioso e affascinante. La strada sale rapidamente, aprendo la vista alle valli intorno. L’itinerario si svolge prevalentemente intorno ai 2500 mt, in un lungo sali scendi in cresta. Partendo dal parcheggio della Croce di Russis, il primo tratto attrezzato si presenta dopo poco tempo (meno di un’ora). Più avanti, sui meravigliosi prati del Covelo/Kofelwiese, i due sentieri si ricongiungono per risalire lungo i fianchi delle Olde di Eores e del Monte Tullen (la vetta più alta del gruppo). Dapprima dolci pendii erbosi, più avanti magnifici ghiaioni che danno vita ad un paesaggio quasi lunare. Si arriva così, dopo un paio d’ore dalla partenza, al bivio per il monte Tullen. Qui iniziano nuovi tratti attrezzati che consento di salire ancora di quota. La progressione è facile, aiutata dalle corde fisse. Si sale fino a raggiungere una prima zona in cresta. La vista è mozzafiato. La Val di Funes e le Odle da un lato, il Sass de Putia in faccia, la Val di Eores sotto di noi. In lontananza la Val Badia, il gruppo del Puez e la sagoma di altre importanti vette dolomitiche.
È emozione pura!

A questo punto siamo in cresta, il nostro percorso continua ora per lungo tempo (un altro paio d’ore) su questo splendido sentiero, circondati dalle stelle alpine, tra maestose pareti di roccia, alcuni tratti attrezzati, ripide discese, scale e tratti di ghiaione. Così fino all’ultima scala di metallo che segna la fine della via e l’inizio della fase di rientro (oltre 4 ore dalla partenza). Al bivio posto esattamente sull’Alta Via n. 2, guardando la Val Badia sotto di noi, sarà possibile scegliere se rientrare verso la croce di Russis (2 ore) o verso la Malga Zannes (1 ora e mezza), a seconda del nostro punto di partenza, completando l’anello.

Caratteristiche
Difficoltà via ferrata: facile;
Durata itinerario: 6/7h;
Impegno fisico: alto;
Paesaggio: 4/5;

Perché farla: perché il paesaggio e la vista valgono la fatica. Fermarsi di tanto in tanto per ammirare ciò che ci circonda è un’emozione impagabile.
Il mio consiglio: se il tempo lo consente, fate questa escursione nel periodo autunnale, fine settembre/metà ottobre; le giornate fresche e limpide diminuiscono la fatica e assicurano una vista anche migliore. Non sprecate tempo a raggiungere la vetta del Monte Tullen, è una fatica non necessaria.

Le Odle e la Val di Funes dalla cresta del sentiero Günther Messner

Via ferrata Brigata Tridentina

Impossibile non menzionare una delle più famose vie ferrate delle Dolomiti e, per questo, anche una delle più frequentate (fin troppo): la Tridentina, uno spettacolare percorso attrezzato intitolato all’omonima brigata alpina istituita nel 1951 a Bressanone. La via risale lungo il versante del Gruppo del Sella affacciato sulla Val Badia, poco sopra Colfosco. Il punto di partenza, in questo caso, è uno solo ed è situato lungo i tornanti della strada del Passo Gardena, più o meno a metà.

Sono molteplici le caratteristiche che rendono questo percorso unico e tanto apprezzato.
Sicuramente il primo tra questi è il paesaggio: la via sale lungo le pareti della Torre Exner, verticali ed esposte, dominando la Val Badia ai propri piedi e accarezzando da vicino la splendida cascata del Pisciadù. Pioli, staffe, placche: un’ascesa costante a strapiombo sui verdi prati di Colfosco.
Un altro aspetto di forte richiamo è rappresentato da alcuni tratti caratteristici delle via, il più famoso dei quali è posto al termine del percorso, poco prima di raggiungere il pianoro roccioso sul quale è adagiato il lago Pisciadù ed è situato l’omonimo rifugio alpino. Qui, infatti, “appeso” sopra l’abisso, sorge il ponte tibetano che congiunge la torre con la terrazza del Masores, appena sotto il rifugio. La particolarità di questo tratto è affascinante al punto tale da richiamare decine di appassionati ogni giorno, soprattutto in estate.
La via non propone difficoltà di particolare rilevanza. Ciò che la rende mediamente difficile è sicuramente la continua esposizione, la lunghezza e, come detto, la presenza costante di altri escursionisti.

Il percorso, idealmente, può essere diviso in due: un primo tratto, rapido, che attraverso alcune scalette porta ad un ampio pianoro – ATTENZIONE: questa parte iniziale molto spesso è all’ombra ed è resa scivolosa da piccoli rivoli d’acqua che scorrono lungo la roccia. Giunti sul pianoro, la parte attrezzata cede temporaneamente il passo ad un sentiero che, in poco più di 10 minuti, raggiunge l’attacco della seconda parte della via ferrata. Qui l’esposizione è costante, ma l’attrezzatura che consente la progressione più che sufficiente. Passata la cascata, nell’ultimo tratto prima del ponte, la salita e l’esposizione perdono leggermente di intensità. Una placca abbastanza levigata segna l’ultimo pezzo. Per chi è stanco e non crede di poter proseguire, un sentiero sulla sinistra offre una possibilità di raggiungere il rifugio abbandonando la parte attrezzata. Coloro che proseguono, invece, raggiungono in breve tempo il tratto più emozionante del percorso: il ponte tibetano. Una volta superato, in poco meno di 10 minuti tra rocce e segnavia biancorossi, si raggiunge il Rifugio Cavazza al Pisciadù e il lago glaciale adiacente.

Da qui, i più coraggiosi e allenati possono proseguire oltre per raggiungere la vetta della cima Pisciadù (2985 mt) in poco più di un’ora. Chi invece vuole fare rientro, può scegliere tra due opzioni: tornare verso Passo Gardena dalla Val Setus, lungo il sentiero 666; oppure tornare verso Colfosco attraverso la Val di Mezdì lungo il sentiero 676. In entrambi i casi serve prestare molta ATTENZIONE: si tratta di due valloni detritici abbastanza ripidi, con la presenza di alcuni brevi tratti attrezzati che agevolano la discesa. La stanchezza e un po’ di disattenzione possono procurare problemi.

Caratteristiche
Difficoltà via ferrata: media;
Durata itinerario: 5h;
Impegno fisico: alto;
Paesaggio 4/5;

Perché farla: perché è una delle vie ferrate più belle delle Dolomiti, non solo per il paesaggio che propone, ma anche per l’opportunità che offre di mettersi alla prova con itinerari attrezzati, senza esagerare eccessivamente.
Il mio consiglio: arrivate all’attacco della via molto presto al mattino, prima delle 6 se possibile. Avrete l’opportunità di farla senza il caos dell'”ora di punta” e arrivati in cima, potreste ritrovarvi sopra un tappeto di nuvole. In alternativa, nei mesi estivi e nelle giornate soleggiate, potete percorrere questo itinerario nel primo pomeriggio, iniziando l’escursione non più tardi delle 15 per avere il tempo di completare tutto il tragitto.

Il Rif. Cavazza al Pisciadù e il lago adiacente

Via ferrata delle Trincee al Padon

L’ultima via ferrata di cui vorrei parlare in questa occasione è quella delle Trincee, sul Gruppo del Padon, posto di fronte alla Marmolada, la “Regina delle Dolomiti“, di cui fa parte.
Anche questo è un percorso universalmente apprezzato per svariati motivi: l’aspetto storico è sicuramente prevalente, senza dimenticare quello paesaggistico e tecnico.
Serve un po’ di esperienza e di allenamento per completare questo percorso, dal momento che sia la fase di progressione che l’itinerario nel suo complesso, non sono adeguati ad un pubblico di escursionisti inesperto.

La linea del Padon, durante la Grande Guerra, rappresentava un luogo strategico. Era un baluardo di straordinaria importanza per il fronte tirolese (le cui truppe erano appostate sulle creste della Mesola) che doveva ribattere agli attacchi delle truppe degli alpini (le cui postazioni erano invece posizionate sulla cresta della Mesolina). Qui si sono combattute aspre battaglie tra l’esercito austriaco e quello italiano. E tante ed evidenti sono le testimonianze di quel tempo. Su tutte: le gallerie, le stanze ed i gradini costruiti nella roccia, là dove i soldati vivevano e combattevano. Spettacolare la precisione e la cura che venne usata, al tempo, per scavare queste pareti e costruire i tunnel.

L’attacco della ferrata può essere raggiunto da diversi punti, il più comodo dei quali è posto ad Arabba, da dove parte la funivia che arriva a Porta Vescovo, facendo risparmiare un bel pezzo di strada, utile per conservare energie che servono lungo tutto il tragitto.
Il primo tratto è quello più selettivo ed impegnativo: una parete rocciosa nera, di origine vulcanica, verticale e abbastanza levigata, dove gli appigli sono pochi. La fatica si fa sentire da subito e 20 minuti buoni sono necessari per superare questa prima parte. Si arriva alla base della Mesola grazie ad uno dei passaggi più spettacolari del percorso: il ponte sospeso. Da qui, risalendo la cresta della Mesola, inizia il percorso più agevole, caratterizzato da tratti in salita e in discesa lungo la cresta del Padon.
Attorno a noi il panorama è strepitoso: la Marmolada in faccia, il gruppo del Sella alle nostre spalle. E ancora il Pelmo, l’Antelao, le Tofane. Siamo nel cuore delle Dolomiti!
La nostra direzione indica verso il rifugio Padon, distante un paio d’ore. Per arrivare dobbiamo ancora oltrepassare il secondo tratto più spettacolare di questa via ferrata, le gallerie scavate nella roccia in prossimità della cresta della Mesolina. L’ultimo tunnel è il più lungo ed emozionante. Per progredire, è fondamentale l’uso della torica frontale. L’uscita, che porta immediatamente al bivacco Bontadini, rappresenta anche la fine del percorso attrezzato. Da qui, in poco tempo, si raggiunge il rifugio Padon, dopo oltre 3 ore di cammino e progressione.
Una sosta è necessaria prima di tornare verso Porta Vescovo, lungo il sentiero posto sotto la linea di cresta appena percorsa. La Marmolada alla nostra sinistra ed il lago Fedaia sotto di noi ci fanno compagnia lungo il tragitto fino ad arrivare nuovamente al punto di partenza.

Caratteristiche
Difficoltà via ferrata: difficile;
Durata itinerario: 4,5h;
Impegno fisico: molto alto;
Paesaggio: 5/5

Perché farla: è un tuffo emozionante nella storia e per gli escursionisti più esperti un bel banco di prova per testare le proprie capacità in tema di vie ferrate. Il paesaggio è straordinario, durante tutto il tragitto.
Il mio consiglio: non è molto bello da dire, ma il tratto in funivia da Arabba agevola non poco rispetto alla salita da Lago Fedaia. Se potete, optate per questa soluzione. Nessun panico nel primo pezzo, è selettivo ma con un po’ di pazienza se ne viene fuori senza problemi. Adatto comunque solo a escursionisti esperti e allenati.