Questi primi mesi da guida…

Escursione sulla vetta del Monte Cusna

Mi guardo indietro, adesso che sembra essersi fermato tutto un’altra volta, ripenso a questi primi mesi da guida (abilitata e certificata) e rifletto.
Rivedo nella mia testa le immagini più belle, immagino se e come poteva essere in qualche modo diverso, ma soprattutto cerco di pensare a come sarà. Quando tutta questa follia finalmente finirà, o semplicemente si ridimensionerà al punto di consentirci di tornare a vivere questa passione in libertà, senza troppi vincoli: regionali, provinciali o comunali che siano.
Liberi, come vogliamo essere e come ci sentiamo ogni volta che camminiamo.

Di quello che verrà dopo, senza ancora avere una chiara idea di quando, non c’è alcuna certezza. La speranza si mescola con i racconti di un’estate trascorsa diversamente dal solito, alla scoperta della montagna, del suo fascino, delle sue bellezze. Troppe volte persino con eccessiva tracotanza e poca, pochissima consapevolezza. Altre volte, per fortuna, con il desiderio concreto e cosciente di liberare sé stessi al contatto con la natura e le sue emozioni. In un ambiente spesso nuovo, da indagare con rispetto e riverenza, per far sì che alla fine non ci sembri più così estraneo a quello che siamo.

Così questi mesi sono trascorsi in cammino, tra rifugi, vette e crinali, incontrando nuovi volti e ascoltando nuove fantastiche storie, felice di condividere, a mia volta, parte di ciò che sono oggi.
Magari sono andati in modo diverso da come me li ero immaginati quando, ancora chiusi dentro casa, programmavo escursioni e spedizioni come se fossi certo che non avrei mai più avuto il tempo per farlo. Di sicuro sono stati unici e differenti da quella che era diventata una routine insopportabile.

Ho imparato a vedere la montagna e l’escursionismo con gli occhi di chi, stupito e anche un po’ spaventato, vuole essere prima di tutto rassicurato: circa le difficoltà, i propri limiti e ogni altro fattore fuori dal proprio controllo. Ho sempre cercato di ridurre al minimo quel particolare atteggiamento per il quale dare tutto per scontato, soprattutto in montagna, anche laddove mi sento sicuro, esperto, pronto. Eppure questa è stata una nuova occasione per migliorare me stesso, affinando caratteristiche e competenze che non potranno mai mancare per svolgere al meglio questo mestiere. E forse tanti altri.
Rispondere ai dubbi e alle richieste delle persone è stato all’inizio molto strano, convinto che per ogni domanda, anche la più articolata, il mio aiuto non fosse poi necessario. Via via è diventato tutto sempre più normale e stimolante, raffigurando me stesso in modo diverso nell’immaginario di chi mi stava contattando: non solo un compagno di escursione, piuttosto colui di cui fidarsi ciecamente in qualsiasi momento.

Ed è qui, più di tutto, che ho colto l’essenza di ciò che quest’anno ho iniziato a fare concretamente, con il desiderio di rendere tutto ciò parte fondamentale della mia vita anche in futuro.
Mi sono reso conto di ciò che sono, riflettendomi negli occhi degli altri. Ho capito che essere una buona guida, prima di tutto, non significa porsi al di sopra del proprio gruppo, impartendo direttive e dispensando consigli dall’alto di conoscenze acquisite e consolidate nel tempo. Non è così perché prima di tutto così non è la montagna, mutevole, unica e diversa da un momento all’altro, da un posto all’altro. L’ho imparato sulla mia pelle nel corso degli anni, sentiero dopo sentiero, passo dopo passo, rinuncia dopo rinuncia, conquista dopo conquista.

Con un solo termine (forse il più ricorrente tra quelli che utilizzo solitamente), agire da guida significa essere consapevole: che quello che è stato fino a ieri, oggi è diverso; che quello che per alcuni è facile, per altri non lo è; che quello che io vedo con i miei occhi, altri lo vedono in modo differente.
Come è stato dal primo giorno che ho messo piede in montagna, quando da solo ho imparato ad ascoltare, il mio corpo prima di tutto; a riflettere su ciò che stavo facendo; a rispettare la natura e ogni sua manifestazione. Allo stesso modo è adesso, momento in cui divento parte di un gruppo più ampio, fatto di volti, espressioni, dubbi, domande. Persone. Compagni di cammino, prima ancora che clienti. A cui dare ascolto e con il quale condividere riflessioni, pensieri e momenti, quelli di svago e, prima ancora, quelli più impegnativi.
Perché ognuno di loro è diverso e unico. Proprio come la montagna.

Ad ognuno di loro, adesso, dico grazie. E a presto, di nuovo lungo altri sentieri da esplorare!