Ritorno al futuro!

Seceda, Odle

Quante volte, lungo i tanti sentieri percorsi, ho pensato e ripensato a come sarebbe stato se in quello stesso momento fossi stato alla guida di un gruppo: accompagnatore di altre persone nel cuore di un mondo a me così caro, tra le forme ed i colori di una passione così grande.
È capitato spesso.
La montagna ha sempre avuto per me i contorni ben definiti di un luogo di riparo, spesso di fuga. Dalla routine, dalla confusione, dal grigio di una quotidianità che, sfidando ogni definizione tradizionale, non accetta la ripetitività e la monotonia.
In questo contesto, vivere la montagna in solitaria ha sempre esercitato il proprio fascino su di me ed ha mostrato chiaramente i propri benefici sul mio stato d’animo.

Eppure qualcosa era ogni volta in grado di rendere quest’esperienza in qualche modo incompleta. Come se questa sensazione di benessere, stupore e ammirazione fosse troppo grande per restare confinata soltanto in me. Nonostante la mia indole solitaria, nonostante quella egoistica sensazione che ti fa sentire genuinamente diverso e più fortunato degli altri. Nonostante tutto ciò.

Perché tutta questa naturale bellezza ed il suo carico di emozioni non avrà mai un padrone solo. E, allo stesso tempo, non potrà mai essere di tutti indistintamente.

Tra questi boschi, lungo questi pendii e tra le crepe di queste pareti così maestose si nasconde molto di più. Un’enciclopedia di valori ed insegnamenti che dovrebbero essere impartiti a tutti noi, o almeno a chi crede che possano formare davvero il nostro carattere.
È stato così per me, sin da piccolo. Dietro ogni panorama, fatica o meta raggiunta si è sempre celato molto di più di quanto già apparisse. È così che una vetta si trasforma in una dolce ricompensa, gratificazione per uno sforzo che stanca molto più la mente del fisico. O che la salita diventa parte fondamentale e necessaria di un percorso da fare integralmente, senza cercare sempre e per forza una scorciatoia o una via più rapida per raggiungere la cima. Un momento di sofferenza, anche quello più acuto, non scalfisce l’animo forte di chi è consapevole che ogni grande conquista ha sempre un prezzo da pagare; così come, allo stesso modo, una rinuncia non rappresenta mai una sconfitta o un disonore, semmai uno sprone per migliorarsi e preparare un nuovo e più efficace tentativo.

Questo credo sia il bene più prezioso che ci trasferisce ogni giorno la montagna, prima ancora di ogni sfondo o scorcio da immortalare e catalogare alla voce “ricordi”.

Valori. Da far propri e conservare gelosamente lungo il proprio percorso.

Questo, prima di tutto, mi ha spinto a diventare una guida. Allo stesso modo, più in piccolo, di come mia madre decise di diventare un’insegnante elementare. Non per ripetere la stessa lezione giorno dopo giorno a bambini diversi, ma per condividere con ognuno di loro momenti e attimi in grado di formare una coscienza. Un desiderio spontaneo e genuino di trasmettere agli altri la parte migliore di sé, andando oltre e più lontano rispetto a quello che chiunque potrebbe dire o fare.

Allo stesso modo, nel mio ambito, io non voglio ridurmi ad apparire solo come una copia difettosa o meno aggiornata di una delle tante app che assegnano un nome ad ogni vetta o elencano toponimi scelti per descrivere piante e animali. Non sono sicuro di avere tutte queste capacità o competenze. Senza dubitare mai un secondo del valore fondamentale di ogni momento divulgativo, credo allo stesso tempo che questo debba avere una funzione meno standardizzata;  perché la montagna ed ogni sua manifestazione sono in grado di insegnare molto altro, qualcosa che resta impresso nella memoria più a lungo di quanto possa fare il solo nome di una cima.

Nei miei gesti e nelle mie parole, che solo il tempo e l’esperienza in questo mestiere renderanno più adatte al ruolo di guida, cercherò sempre di condividere, prima di ogni cosa, il mio grande amore per questi luoghi e ciò che sanno trasmettere.

Non so se sarò effettivamente capace di riuscirci. Non sempre forse.
Ma guardando gli occhi stanchi e felici di chi ha condiviso questo primo pezzo di strada insieme a me o ascoltando le loro parole, consapevoli e ferme nel definire quanto vissuto sulla propria pelle molto più di una semplice esperienza in montagna, trovo la risposta a quelle tante domande e riflessioni che affollavano la mia mente durante le lunghe giornate di cammino in solitaria.

Con la speranza, alla fine, di lasciare davvero qualcosa nel cuore, la mente e l’animo di chi ha camminato al mio fianco.
Anche se solo in minima parte, come è stato per mia madre.